Τετάρτη, 16 Ιανουαρίου 2013

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Case a corte

Nella casa a corte elementare, un corpo di fabbrica costituito da una sola stanza, viene ospitato il nucleo familiare. Pochi gli elementi di arredo: i letti, spesso sovrapposti durante il giorno per esigenze di spazio, un grande camino, il telaio, attrezzi da cucina, una dispensa, talvolta sostituita da nicchie ricavate nello spessore dei muri. Per copertura, una semplice incannucciata sotto la quale uno strato di bolo misto a paglia serviva a coibentare, nei limiti del possibile, la costruzione. All'esterno, in uno spazio privato recintato, un cortile (avlì in griko) si svolgeva parte dei lavori domestici: si moliva il grano, si lavavano i panni, si attingeva l'acqua dal pozzo, si esponevano al sole i prodotti da essiccare, si creavano prodotti artigianali (costruzione di canestri e scope, di finimenti per gli animali, suolatura di scarpe, ecc.). Ma la casa a corte non era solo una soluzione delle esigenze abitative. All'interno del cortile si tesseva tutta una trama di rapporti interpersonali. Il Ghetonìa ("vicinato" in griko) era un mondo chiuso, il nucleo base di socializzazione nei paesi della Grecìa Salentina, centro di formazione e di scambio, luogo di litigi ed amori, quasi un fondale da teatro per tanta parte della letteratura (poesie e racconti) dell'area ellenofona. Era così stretto il rapporto con il cortile che una ragazza innamorata dice, in un componimento poetico, che spera di esservi sepolta, perchè i piedi dell'innamorato possano, calpestando la terra, mantenere un contatto tra gli innamorati.